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    La fiera del tartufo di Alba e le delizie piemontesi

    Alba.

    Il famoso dizionario Treccani la definisce come: La fase di passaggio dalla notte al giorno, in cui, per effetto della rifrazione e della diffusione dei raggi solari nell’atmosfera, si manifesta il primo chiarore del mattino, prima dell’apparire del sole sull’orizzonte, con una luminosità via via in aumento.

    Ad alcuni farà venire in mente Vasco Rossi e la sua Alba chiara.

    Ad altri farà venire in mente Quentin Tarantino e il suo Dal tramonto all’alba.

    Ad altri ancora ricorderà una bambina, una ragazza o una donna.

    Da quando l’ho scoperta, nella mia mente Alba è invece indissolubilmente legata al tartufo bianco e al suo profumo.

    Ho avuto la fortuna di essere stata invitata, insieme ad altre amiche di MTC e ad una selezione di giornalisti ed esperti del settore,  a visitare il Monferrato, Asti e Alba in occasione della Fiera Internazionale del Tartufo bianco di Alba, che si svolge ogni anno da 88 anni, tra ottobre e novembre, nel periodo propizio per la ricerca di questo profumato e prezioso fungo ipogeo.

    Alba, piccola cittadina nel parte meridionale del Piemonte, accoglie i suoi visitatori in uno scenario circondato dalle colline delle Langhe-Roero e del Monferrato, che sono state riconosciute parte integrante del Patrimonio Mondiale Unesco.

    In occasione dell’annuale Fiera, non è la vista l’unico senso che viene appagato. Basta varcare la soglia del Mercato mondiale del tartufo bianco d’Alba, che si svolge tutti i fine settimana in questo periodo, per capire cosa intendo. Le narici si dilatano ed il profumo inebriante del tartufo avvolge l’atmosfera tanto da far girare la testa.

    All’interno del Mercato Qualità è la parola d’ordine: ogni singolo tartufo in vendita è stato prima valutato da un pool di giudici del Centro Nazionale Studi Tartufo che ne stabilisce il livello di qualità e quindi conferma o ne ritira l’esposizione sui banchi del tartufaio.  Per i meno esperti, si tratta di una vera e propria garanzia, mentre per i più curiosi è l’occasione per entrare più a fondo nel mondo del tartufo, grazie anche alla disponibilità dei giudici che sono sempre presenti.

    E poi ci sono le lezioni di Analisi Sensoriale del Tartufo, tenute dagli stessi giudici presenti in Fiera: si tratta di interessanti laboratori pratici in cui ci si avvicina al tartufo in modo didattico e si sfruttano i 5 sensi (meno uno, quello del gusto) per cercare di imparare a riconoscere un tartufo di qualità, analizzandone la consistenza, la forma e il profumo, e cercando così di capire come distinguere un tartufo troppo maturo o troppo acerbo.

    Per gli amanti del tartufo, lo spazio espositivo del Mercato è un luna park: oltre a moltissimi tartufai e moltissime occasioni per acquistare prodotti a base di tartufo bianco e nero, oltre ai laboratori di Analisi sensoriale, c’è l’Alba Truffle Show, lo spazio degli Show Cooking con i grandi chef (quest’anno si sono avvicendati nomi  stellati come Ribaldone, Larossa, Oldani, Mammoliti, Portinari, solo per citarne alcuni).

    Il Mercato è un’occasione unica per avvicinarsi al mondo del tartufo e non solo. Al suo interno, sono presenti anche produttori di altre eccellenze enogastronomiche, tipiche delle colline di Langhe, Roero e Monferrato.

    A partire dalle cantine, che propongono i grandi vini rossi e bianchi provenienti da vitigni autoctoni delle colline circostanti, a partire dal Barolo, Barbera, Nebbiolo, Moscato.  E qui ho scoperto l’esistenza del quasi introvabile Barbera  Chinato, un vino che viene lasciato in emulsione per alcuni mesi con spezie e aromi, che trasformano il rosso in un vino quasi da meditazione e profumatissimo, oltre che da ottimo digestivo.

    Per proseguire con eccellenze gastronomiche come i tipici agnolotti e i ravioli del plin, che qui si trovano con i ripieni più svariati, i prodotti a base di tartufo e senza dimenticare i formaggi, tra cui uno splendido Castelmagno, fresco vincitore degli Italian Cheese Awards nella categoria Stagionati.

    E poi le nocciole.

    In Piemonte, ed in particolare qui, tra le province di Cuneo, Asti e Alessandria, si trova la zona di produzione della Tonda Gentile Trilobata, che ha la denominazione IGP, a garanzia della sua qualità.
    Le nocciole sono di forma sferoidale ed hanno un gusto ed un aroma eccellenti dopo la tostatura, che le rendono universalmente conosciute come le migliori al mondo.

    Per questo, dentro il Mercato Mondiale del Tartufo di Alba le nocciole hanno anch’esse un ruolo importante e molti sono i produttori che espongono le loro preziose perle, e le prelibatezze che da essere derivano.

    Creme, pralinati, biscotti, nocciole caramellate e la tipica torta di nocciole, che non vede tra i suoi ingredienti nemmeno un pizzico di farina.

    Ispirandomi proprio a queste leccornie e grazie alle nocciole Tonda Gentile Trilobata, ho rielaborato una ricetta di amaretti morbidi alla nocciola, che vi stupirà per la semplicità e il gusto del risultato e la cui ricetta trovate proprio qua sotto!

    Il Natale si avvicina … perchè non regalare qualche amaretto Piemontese, fatto in casa?

    Se siete curiosi di scoprire in dettaglio le mete del nostro girovagare, accompagnato da degustazioni memorabili, vi invito a dare un’occhiata ai reportage delle mie compagne di viaggio, corredati da una ricetta a tema!

    Sabrina Fattorini (Architettando in cucina): Riso Carnaroli, Castelmagno, topinambur, cacao e tartufo bianco d’Alba
    Annarita Rossi (Il bosco di alici)
    Marta Calugi (La cucina spontanea): Antipasto di Fagioli a l’Astigiana
    Bianca Berti (Tritabiscotti): Bonet
    Anna Calabrese (La cucina di Anisja)
    Vittoria Traversa (La cucina piccolina)

    Guardate che banda!

     

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    Amaretti morbidi alle nocciole
    Istruzioni
    1. In un mixer versare le nocciole intere e lo zucchero ed azionare la lama fino ad ottenere un polvere fine.
    2. Aggiungere l'albume ed il miele ed amalgamare fino ad ottenere un impasto che stia insieme.
    3. Spolverare il piano di lavoro con lo zucchero a velo e formare due rotoli di impasto di circa 4 cm di diametro.
    4. Tagliare dei tocchetti di circa 4 cm e formare delle palline grandi quanto noci, arrotolandoli nello zucchero a velo.
    5. Appoggiare su una teglia rivestita di carta forno e farli riposare un'oretta al fresco, coperti con un canovaccio pulito.
    6. Infornare a 180° per circa 10 minuti, lasciandoli morbidi e leggermente dorati.
    7. Far raffreddare, poi trasferire in una scatola di latta.