giovedì 24 aprile 2014

Terrina di fegatini in crosta di nocciole con gelatine al vin santo

English version below
Non è il momento giusto. Lo dicevo io.
Questo post, dopo settimane di inattività, in cui la vita reale ha preso il sopravvento e mi sta assorbendo completamente, facendo andare il mio cuore in su e in giù come sull'altalena, doveva essere pronto ieri sera.
Erano quattro giorni che ci lavoravo.
Tra pensare alla ricetta, prepararla, fotografarla, sistemare le foto, scriverla e tradurla.
Quattro giorni in cui ho ritagliato momenti di svago preziosi e infinitesimi al mio vivere.
Quattro giorni che si sono dissolti in un nanosecondo, quando per un errore ho cancellato il post e Blogger ha deciso bene di salvare proprio in quel momento la pagina bianca che avevo davanti.
Non c'è stato modo di recuperarlo. Tutto da rifare.
Mi è preso male. Fisicamente, proprio.
Adesso ci riprovo.
Non sarà esattamente come prima. La passione con cui l'avevo scritta è attualmente sostituita da un misto di frustrazione, arrabbiatura e apatia.
Ma ci riprovo.
Forse è stato un segno del destino: che debba cambiare piattaforma?

Dicevo, che ultimamente sono assente. La sfida di marzo dell'MTC ho dovuto saltarla. Ma avevo voglia di provare a fare quella di aprile e attendevo con ansia che uscisse la ricetta.
Fino a che ho scoperto, con qualche giorno di ritardo, che si trattava del quinto quarto: le frattaglie.
La cucina toscana vanta secoli di tradizioni e di piatti da 'riciclo' in cui le parti più povere degli animali sono recuperate e trasformate in piatti speciali.
Ecco, io però, sono una toscana anomala. Della serie che non riesco mai a passare davanti al banco macelleria (reparto conigli) senza avere un'alterazione del battito cardiaco e un po' di sudorazione,
quella fredda. Insomma devo girarmi dall'altra parte per non finire in terra..
Quindi, alla scoperta dell'argomento della sfida ho pensato, di botto: Mi tocca saltare anche questa volta...

Poi, ho rimuginato qualche giorno e il neurone si è messo in moto.
Adoro il patè di fegatini, che in toscana si usa spalmato sui crostini come il più tipico antipasto.
Ma non nego che quando ne ho voglia, lo prendo già pronto.
Poi ho ripensato anche ad una terrina che mi era piaciuta molto e che avevo assaggiato in una recente incursione ristorantifera.
Ho unito le due cose e ho realizzato questo patè di fegatini. Morbido e profumato. Avvolto in un guscio di granella di nocciole.
Accompaganto con gelatine al vinsanto, e gustato con erbette di campo e due fette di pane (quello mio) appena abbrustolite.
Il contrasto croccante e morbido che ne viene fuori è stato sorprendente.
D'ora in poi, il patè di fegatini lo faccio io!
Così.

Terrina di fegatini


Terrina di patè di fegatini in crosta di nocciole e gelatine al vinsanto
per 8 persone

Per il patè
400 gr di fegatini di pollo
4 scalogni
100 gr di burro
50 gr di capperi
sale
3 cucchiai di vinsanto
2 foglie di alloro
olio extravergine di oliva
una manciata di nocciole

In una padella con un giro d'olio fai ammorbidire gli scalogni a fettine. Aggiungi i fegatini, puliti dai nervetti e tagliati, l'alloro e cuoci a fuoco lento per una decina di minuti, sfumando con il vinsanto a metà cottura.
Lascia raffreddare. Togli le foglie di alloro e, con un tritatutto elettrico, frulla i fegatini insieme al burro e ai capperi. Sala secondo il tuo gusto.
Fodera con pellicola uno stampo da plumcake (io ho usato 3 formine da plumcake monoporzione), versa il patè e livella.
Lascia riposare in frigo almeno un paio d'ore.
Trita le nocciole.

Per le gelatine al vinsanto
60 gr di vinsanto
1 foglio di gelatina (2gr)

Ammolla la gelatina in acqua fredda per 5 minuti, poi strizzala e aggiungila in un pentolino con il vinsanto. Sciogli a fuoco lento girando continuamente con un cucchiaino.
Versa il liquido in un contenitore in modo da formare uno strato di un cm di altezza.
Lascia riposare in frigo per un'oretta.
Per tagliare le gelatine, usa un coltello a lama liscia.

Al momento di servire, libera il patè dalla pellicola e rotolalo nella granella di nocciole.
Taglia a fette e servi con qualche gelatina di vinsanto, un'insalatina di campo e un paio di fette di pane abbrustolite (meglio se a lievitazione naturale e fatto in casa).

Terrina e gelatine


con questa ricetta partecipo per la seconda volta alla sfida n.38 dell'MTC




English version

Chicken livers patè in hazelnut crust with vinsanto jellies
serves 8

For the patè
400 gr chicken livers
4 shallots
100 gr butter
50 gr capers
salt
3 tbsp vinsanto (tuscan dessert wine)
2 bay leaves
extravirgin olive oil
handful of hazelnuts

Slice the shallots and cook them in a pan lightly greased with a tablespoon of olive oil, until soft.
Add chopped chicken livers and bay leaves and cook for about 10 minutes on low heat, simmering with vinsanto at half cooking time.
Set aside and let everything cool. Remove bay leaves, switch an electric chopper on and mix livers with capers and butter. Salt if needed.
Cover a plum cake mould with cling film (actually, I used three single size plum cake moulds), and evenly distribute the patè.
Store in the fridge for at least a couple of hours.
Chop hazelnuts.

For vinsanto jellies
60 gr vinsanto (tuscan dessert wine)
2 gr gelatine leaves

Put gelatine leaves in a bowl, cover with cold water and set aside to soften for about 5 minutes.
Gently squeeze out the liquid and put the gelatine leaves in a little pan together with vinsanto.
Put on low heat until everything begins to melt, then stir with a teaspoon until you dissolve gelatine leaves.
Pour the liquid in a bowl to have a 1-cm deep layer.
Store in the fridge for about one hour. Use a smooth blade knife to cut the jellies in cubes.

To serve, remove the patè from the mould and the cling film, roll it in the chopped hazelnuts.
In a plate, put three slices of patè with some vinsanto jellies, a fresh salad and a couple of toasted slices of bread (preferably homemade sourdough bread).


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venerdì 4 aprile 2014

Una pausa di scoperta - come è andata a finire!

Marzo, quest'anno è stato un mese che dire particolare sarebbe riduttivo.
Mi è sembrato più corto di febbraio e allo stesso tempo, infinito.
Settimane trascorse in un attimo si sono alternate a giorni emotivamente infiniti, di quelli che poi ti porti dietro fino in fondo, alcuni che non avresti voluto vivere, altri che vorresti non finissero mai, di quelli che dici  ma è successo proprio ieri?!? mi sembra sia stato 10 giorni fa.

Un giorno di questi (della categoria giorni da ricordare) è quando sono stata a giro con altre ragazze blog-dotate per le botteghe dell'oltrarno di Firenze. Ve ne avevo parlato tempo fa qui. Vi avevo promesso di continuare la storia. Poi c'è stato marzo di mezzo.
Ma adesso è arrivato il momento.
Quindi, arreggetevi bene e seguitemi:

Il nostro giro è proseguito in via Romana, dove abbiamo scoperto un negozietto di ceramiche artistiche fatte a mano.
Da lei, Anita Russo. Appena entrate, si rimane incantate dai colori e dalle forme delle sue creazioni, ma niente a confronto a cil' che si cela nel retrobottega!
Qui, lo spazio è occupato da un bel forno (elettrodomestico che adoro, anche se forse non adatto per i miei lievitati!!) e da scaffali colmi di vasi, bicchieri e oggetti vari nei diversi stadi di lavorazione. Sotto i nostri occhi incuriositi, affascinati e sorpresi da un panetto di argilla, appoggiato sul tornio in movimento, ha fatto nascere (con una naturalezza che ti fa credere di poterlo fare pure te) un vaso, che cresceva e prendeva forma sotto le sue mani..
Il tempo trascorso nel laboratorio è stato poco, ma sufficiente per respirare l'aria di chi ama quello che fa, che sperimenta e non si accontenta mai.
Sarei venuta via con un sacco di oggettini, ma siamo dovute scappare e il mio shopping è stato solo rimandato!

PuzzleCeramiche
 Anita Russo e le sue ceramiche

Siamo scappate perché Marcela ci aspettava.
Nel suo minuscolo Tealicious, attraversata la strada, pochi metri più avanti, ci ha accolte con un profumo di te, fiori e spezie.
Lei, che viene dall'Argentina, ci aspettava per raccontarci con passione e allegria delle miscele che prepara, ispirata dai profumi e dalla conoscenza delle diverse qualità delle materie prime, spiegandoci i motivi per cui il te per essere apprezzato deve essere servito in acqua a determinate temperature (e così ho scoperto che ogni colore di te - bianco, nero, verde - ha la sua giusta temperatura).
Abbiamo assaggiato te di tanti tipi e biscotti, e anche se non erano le 5, è stato piacevolissimo lo stesso!

PuzzleTe
Tealicius

giovedì 27 marzo 2014

L'ammissione della zuppa

Della serie: le voglie insane che ritornano dal passato.

Non conosco nessuno che in vita sua non abbia mai mangiato una schifezza.
Ammettiamolo.
Non tanto una pietanza che è venuta male, che è bruciata, o è rimasta cruda, o che aveva un sapore immangiabile.. Intendo dire proprio una schifezza di quelle buone!
Di quelle che ora, non mangereste proprio più, perché vi siete o vi state convertendo ad una alimentazione più sana e consapevole e non rientra nella vostra nuova filosofia di vita e di scelte buttare giù una tale porcheria.
Io lo ammetto.
Una volta, tanti e tanti anni fa, le zuppine finte, quelle cremose della marca del famoso dado (e non parliamo di dado, ve lo fate da sole anche voi, vero?) mi piacevano tanto.
Non so se ricordate:
bastava aprire una semplice busta, dal contenuto ignoto (all'epoca l'elenco degli ingredienti lo leggevo poco) ma con una invitante immagine di un piatto di cremosa minestrina ai funghi o agli asparagi (giusto quelle che piacevano a me), rovesciarla in un pentolino con l'acqua bollente, girare un po' ed in 5 minuti eri a tavola, con un piatto fumante!
Ecco, l'altro giorno, per non so quale incrocio di neuroni, mi è venuta la voglia di una di quelle creme.
Ma mi si sono rizzati i peli delle braccia al solo pensiero di quelle bustine. :-)

E così ho tentato di preparare una minestrina cremosa in stile vintage, ma con ingredienti veri!

Vellutata


Per 3 porzioni (visto che a Fagiolino le minestrine non vanno giù, nemmeno se sono di classe...):

per la base

1 cipolla
4 patate

per la besciamella

30g di burro
1 cucchiaio di farina
2 bicchieri di latte
sale e noce moscata

per i funghi
300 g di funghi champignons

uno spicchio di aglio
sale e olio
prezzemolo



Pulire le patate e tagliarle a tocchetti, affettare la cipolla sottilmente e far cuocere tutto insieme in una quantità di acqua a coprire, per circa 20 minuti.
Nel frattempo preparare la besciamella:  sciogliere il burro in un pentolino, buttarci in un colpo solo tutta la farina, girare e poi versare a filo il latte. Salare e grattare un po' di noce moscata. Mescolare quasi continuamente finché non arriva al bollore e poi vela il mestolo.
Pulire i funghi: tagliare la base con la terra (ma lasciando il gambo) e pulirli con un foglio di carta assorbente inumidito.
Tagliarli a fettine e tenere da parte.
In una padella a fuoco basso far imbiondire l'aglio in un po' di olio, poi versare i funghi tagliati e cuocerli a fuoco vivace, salare leggermente e quasi alla fine aggiungere il prezzemolo.
Con un frullatore a immersione, frullare patate e cipolla.
Impiattare servendo una base di questo composto, un paio di cucchiai di besciamella al centro e funghi a piacere. Consumare calda!



PS.
Certamente ci ho messo un po' di più dei 5 minuti che una volta mi servivano per far bollire l'acqua, rovesciarci dentro il contenuto di una busta e mescolare.
Ma questa minestrina cremosa è tutta un'altra storia!

PS2.
Dimenticavo.. qualche giorno dopo, incuriosita, al super sono di proposito andata alla ricerca della corsia delle zuppe finte. Ecco qui gli ingredienti citati in etichetta:
Oli e grassi vegetali, farina di grano tenero, amido di patata, sale da cucina, lattosio, estratto di lievito, funghi porcini(2,5%), farina di mais, zucchero, proteine del latte, funghi prataioli coltivati (0,9%), aromi, prezzemolo, aglio. Può contenere tracce di uova e sedano.
Può bastare?!?

Vellutata vintage

venerdì 14 marzo 2014

Assaggi di Taste

Anche quest'anno… Taste!
La fiera del gusto a Firenze.
Un viaggio tra le foto… (fatte con il cellulare, ché la reflex è rimasta a casa)

PuzzleTaste1

PuzzleTaste2


PuzzleTaste3

sabato 8 marzo 2014

Semifreddo al cioccolato (con coulisse di lamponi) per UnLampoNelCuore

Non mi piace tanto festeggiare l'8 marzo, come non mi piace tanto festeggiare le feste obbligate, come se festeggiare un giorno all'anno per una certa ricorrenza potesse mettere gli animi in pace per gli altri 364 giorni.
Ma questa volta è diverso, decisamente.
Oggi, in giro per la rete non troverete mimose, ma quintali di rossi lamponi.
Da un'idea contagiosa di Annamaria, oggi si festeggiano le donne di Bratunac, al confine tra Serbia e Bosnia Erzegovina. Dopo aver subìto gli orrori della guerra, insieme, hanno dato vita a una realtà di speranza, lavoro e condivisione basata sui lamponi (e altro)…
E oggi, le festeggiamo per ricordare a tutti che le donne sono grandi, tutti i giorni dell'anno!


Un Lampone nel cuore



Con questa iniziativa, i food blogger che aderiscono a "unlamponelcuore" intendono far conoscere il progetto "lamponi di pace" ella Cooperativa Agricola Insieme (http://coop-insieme.com/),nata nel giugno del 2003 per favorire il ritorno a casa delle donne di Bratunac, dopo la deportazione successiva al massacro di Srebrenica, nel quale le truppe di Radko Mladic uccisero tutti i loro mariti e i loro figli maschi. Per aiutare e sostenere il rientro nelle loro terre devastate dalla guerra civile, dopo circa dieci anni di permanenza nei campi profughi, è nato questo progetto, mirato a riattivare un sistema di microeconomia basato sul recupero dell'antica coltura dei lamponi e sull'organizzazione delle famiglie in piccole cooperative, al fine di ricostruire la trama di un tessuto sociale fondato sull'aiuto reciproco, sul mutuo sostegno e sulla collaborazione di tutti. A distanza di oltre dieci anni dall'inaugurazione del progetto, il sogno di questa cooperativa è diventato una realtà viva e vitale, capace di vita autonoma e simbolo concreto della trasformazione della parola "ritorno" nella scelta del "restare".

Cosa possiamo fare in concreto per sostenere le donne di Bratunac?
In Italia, le loro marmellate e i loro succhi si trovano alla Coop (per il momento solo quelle della zona nord-est, ma presto arriveranno anche in altre zone: centro italia e nord-ovest) .
Nei negozi del commercio equo e solidali, se trovate le marmellate AltroMercato, controllate l'etichetta: i lamponi, i mirtilli e le more vengono proprio dalla Cooperativa  Agricola Insieme!
E poi ci sono i GAS, i gruppi di acquisto solidali...



I Lamponi di pace (foto credits)


La ricetta di oggi è un doppione. 
Ve l'avevo proposta diverso tempo fa, ma oggi ve la ripropongo!
Quale migliore occasione per rispolverarla? 

Mousse cioccolatosa


Semifreddo al cioccolato con coulisse di lamponi

Per sei porzioni
250 ml di panna
100 g di meringa italiana (vedi qui)
10 g di cacao amaro
85 g di cioccolato fondente

Spezzetta il cioccolato fondente e scioglilo nel microonde (oppure a bagnomaria).
Nel frattempo che si raffredda, setaccia un po' per volta il cacao nella panna, cercando di scioglierlo.
Monta la panna. Unisci delicatamente il cioccolato fuso e ormai un po' raffreddato, facendo i soliti movimenti dall'alto verso il basso per non smontare il composto.
Alla fine aggiungi la meringa, con lo stesso movimento.
Versa nelle coppette e passa in freezer qualche ora.

Toglilo dal freezer un'oretta prima di servirlo, in modo da dargli la consistenza morbida tipica di un semifreddo.

Per la coulisse ai lamponi
125 gr di lamponi (si ottengono circa 50 gr di purea)
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaino scarso di amido di mais

Lava i lamponi (eventualmente tenendone da parte qualcuno per la decorazione) e cuocili 5 minuti in un pentolino. Passali con un colino a maglie fitte per ottenere una purea.
Unisci amido di mais setacciato e zucchero,  versali nel pentolino, e cuoci a fuoco basso per pochi minuti girando continuamente fintanto che non ottieni una consistenza leggermente densa, ma ancora morbida.
Lascia raffreddare.

Al momento di servire, versa la coulisse sul semifreddo e decora con i lamponi tenuti da parte.


Lamponi

giovedì 6 marzo 2014

Una pausa di scoperta

Bisogna prendersele delle pause ogni tanto.
Io, che corro sempre e riempio il tempo come nemmeno i cassetti, sabato mi sono presa una pausa.
Non ho aperto l'azienda del fine settimana (quella che produce panini, pizze, torte e chi più ne ha più ne metta) e sono uscita.
Lasciando a casa il resto della truppa.
Sono andata a zonzo in centro, alla scoperta del cuore di Firenze che batte di là d'Arno, nella zona che si apre oltrepassato il Ponte Vecchio.
Come molti turisti, che visitando il centro, si limitano al Duomo, PonteVecchio, Santa Croce (e mi vergogno quasi a dirlo) anche io, che sono fiorentina, qui ci ho messo piede sempre poche volte... un po' perché la mia vita quotidiana non mi porta a passare da queste parti, un po' perché, come tanti turisti, quando penso vado in centro, penso al Duomo e zone limitrofe ed è raro che arrivi ad oltrepassare il Ponte Vecchio.
Così, complice Chiara (alias ForchettinaGiramondo) che ha organizzato  meravigliosamente il tutto, sabato insieme ad altre ragazze-con-blog con cui abbiamo subito fatto gruppo (Chiara e Marta, Stefania, Claudia, Francesca, Silvia) sono andata alla scoperta di alcune botteghe dell'Oltrarno, che ci hanno fatto immergere nella vita fiorentina, come era una volta.
Si, perché qui, bottegai e abitanti si conoscono, si salutano, hanno ritmi più lenti e sembra davvero di essere tornati indietro nel tempo. Per capirsi, qui le vecchine per strada aspettano con ansia che qualche turista si perda e sia costretto a chiedere qualche informazione, giusto per avere la scusa per attaccare bottone… :-)
Abbiamo iniziato il nostro giro da CiBi, un nuovissimo e veramente particolare caffè-bistrot, in cui si unisce l'amore per il cibo e quello per i libri a quanto è cultura del cibo.

CiBi puzzle

I gestori ci hanno accolto e ci hanno fatto subito respirare un'aria familiare, raccontandoci la storia di questo nuovissimo locale, le intenzioni di affiancare al cibo anche serate dedicate alla presentazione di libri o di produttori particolari.
La cosa che ho apprezzato più di tutte, a parte l'arredamento, la spiegazione dei vini e di come è nato il locale,  è stato poter vedere Bogush, il cuoco, all'opera e poterci fare due chiacchiere (oltre che assaggiare alcune delle sue prelibatezze).
Bogush, che ha origini polacche ma strascica la C più di me, con umiltà e simpatia ci ha raccontato di come nascono i suoi piatti, di come ricerca materie prime che siano di stagione e coltivate non troppo lontano (per alcune cose si rifornisce direttamente dalle botteghe lì intorno, come il macellaio, tanto per dire), di come ricerca di proporre consistenze che si compensino e contrastino (la croccantezza di una finissima fetta di pane abbrustolita e la morbidezza di una terrina di faraona), di come crea piatti che facciano risaltare i sapori dei singoli ingredienti e che siano belli da vedere.
Ma soprattutto, la frase che da sola racconta più di ogni altra cosa cio' che vi potrei raccontare, è quella con cui  ha concluso e che mi è rimasta nel cuore:
"Spero che quello che assaggerete vi piaccia. Io ci ho messo il mio amore".
E vi ho detto tutto  :-)

BogushPuzzle


Poi abbiamo proseguito il giro verso un locale che invece è di quelli storici fiorentini (dal 1961) e che sarebbe il regno dei legumini: il Dolce Emporio, una bottega in cui entri e ti par di essere tornato indietro di tanti anni…La cosa che colpisce, appena entrati, sono la fila di splendidi barattoli di vetro, con il tappo, ripieni di caramelle di tutti i tipi (scordatevi i distributori in plexiglas  di troiai vari che ci sono al cinema, accanto ai popcorn): le ginevrine, i duri di menta, le liquirizie, i lecca lecca...
Ma oltre alle chicche, qui abbiamo trovato anche cioccolate di qualità, i biscotti delle nonne di SanFrediano (il quartiere popolare in cui si trova) fatti come si farebbero a casa (senza schifezze aggiunte, per intendersi), ma anche te' e tisane inglesi, biscotterie francesi, spagnole (non avevo mai visto a giro la torta de aceite) e di un po' tutte le parti del mondo, e un vasto assortimento di liquori e spumanti.
Oltre alle bontà che ci si trovano, vale la pena farci un salto anche solo per il proprietario, che è un vero e proprio personaggio.
Con i suoi occhi limpidi e azzurri, racconta come lì ci dovrebbero stare le sue figlie, al suo posto, ma sono sempre in giro per il mondo a studiare.. E quando parte a raccontare non finirebbe mai: aneddoti su come era Firenze una volta, di come ha impedito la chiusura del negozio (comprandolo), quando i vecchi proprietari, da cui lui stesso comprava le caramelle quando era bambino, volevano chiudere, del fatto che i giovani non si fermano più nelle botteghe a fare due chiacchiere…
Insomma, un esercizio storico fiorentino, di quelli in via d'estinzione ma che resistono, per fortuna!

DolceEmporioPuzzle

Il giro non si è fermato qui…. to be continued

venerdì 28 febbraio 2014

Tortino con sorpresa

English version below
Capita che ci sono posti che ti rimangono nel cuore.
Per via delle persone che ci incontri, dei paesaggi in cui ti immergi, e anche per i gusti che assaggi per la prima volta e che poi quando li ritrovi, ti riportano a quei momenti.
La stessa cosa mi è capitata con la Basilicata.
Mi è rimasta nel cuore.
Ve l'avevo fatta vedere tempo fa.
Oggi ve ne riparlo, per via di questo piatto.
Che è nato per onorare un formaggio tipico della Lucania, il canestrato di Moliterno, un formaggio molto saporito, che ho avuto la fortuna di assaggiare proprio a Moliterno, il paese che fino a qualche mese fa era per me solo il 'paesello' da cui veniva Angela, una mia vicina di casa.
Adesso, invece, Moliterno nei miei ricordi è il paese in cui ho respirato l'aria del fondaco (il seminterrato in cui il formaggio viene stagionato), in cui ho ascoltato i racconti di chi ci ha spiegato con quanta pazienza si esegue la stagionatura e ci ha raccontato dei diversi simboli che sono impressi sui formaggi, per riconoscerne il proprietario. A Moliterno ho assaggiato questo formaggio di latte di pecora e di capra e un po' anche di mucca, che viene prodotto solo qui, con il latte di allevamenti di alcuni comuni di Potenza e Matera e che viene messo a prendere forma in canestri di giunco intrecciato.
Il formaggio, a seconda della stagionatura, varia il proprio sapore e l'aspetto, passando da un colore biancastro ed un sapore leggero, ad un giallo più acceso ed un gusto saporito, quasi piccante ed una consistenza più dura.

Proprio di fronte a Moliterno, dall'altra parte della Val d'Agri, arroccato sul monte Volturino c'è un altro paesino che lascia senza fiato. Marsicovetere.
Qui sembra che il tempo si sia fermato, le stradine strette e acciottolate regalano tra una casa e l'altra scorci della verde vallata e qui si nasconde un'altra prelibatezza: il prosciutto, che viene ricoperto di grani di pepe rosa e poi fatto stagionare a queste altitudini per almeno 18 mesi.
E' un prosciutto saporito, profumato, il San Daniele del Sud, lo chiamano.

Sull'onda dei ricordi lucani, non ho saputo resistere e l'ho accoppiato al canestrato di Moliterno, in questo tortino monoporzione, che nasconde al suo interno un ripieno a sorpresa!


PuzzleMoliterno1

Tortino nuvoloso con sorpresa

per un tortino:

pasta sfoglia
2 cucchiai di canestrato di Moliterno grattugiato
un uovo
una fetta di prosciutto (di Marsicovetere)
sale qb

Ritaglia un cerchio di pasta sfoglia grande un paio di cm in più del diametro dello stampino monoporzione del tortino.
La pasta va cotta in bianco.
Rivesti lo stampo di carta forno, appoggiaci la sfoglia, bucherellala con una forchetta, rivestila con altra carta forno e usa dei fagioli secchi per non farla gonfiare.
Cuoci in forno a 180° per circa 20 minuti.
Monta a neve ben ferma l'albume ed amalgama delicatamente il canestrato grattugiato, in modo da creare una sorta di spuma saporita.
A parte, taglia il prosciutto a listarelle e fallo saltare per poco (meno di un minuto) in una padella calda, in modo da renderlo croccante.
Togli fagioli e carta forno dal tortino e riempi con il composto. Al centro appoggia il tuorlo e sala a piacere.
Inforna di nuovo a 180° per altri 10 minuti.
Durante la cottura, grazie all'aria inglobata, l'albume aumenta di volume, andando a rivestire il tuorlo, che si nasconde sotto la superficie nuvolosa del tortino, e sarà una sorpresa inaspettata!
Ricordati di spargere il prosciutto sul tortino, prima di servire!


cestino a sorpresa


English version 

Some places are special and stay in your memories and in the deep of your heart.
Maybe,  they are special for the people you met, or for the stunning and unexpected views, or the food specialties you ate.
For me, one of these places is Basilicata, a region in the south of Italy.
I told you of it here.
Canestrato from Moliterno is a kind of cheese, made from sheep, goat and cow milk living in Basilicata.
Once made, it gets its shape from special round baskets made of reeds, then it is seasoned in fondaci, kind of cellars.
Prosciutto from Marsicovetere is a typical ham from another village in front of Moliterno, where ham is seasoned covered with pink pepper.

This pie uses Canestrato from Moliterno savory cheese to flavor the egg white, is covered by crispy crumbs of prosciutto from Marsicovetere and hides a surprise in the middle: the yolk!


Tortino


For a single pie
puff pastry
2 tbsp grated canestrato from Moliterno cheese
1 egg
1 slice of prosciutto from Marsicovetere
salt

Cut a round shape from the puff pastry. It should be one inch larger than the tin diameter.
Bake the pastry covered with parchment paper and some beans on it, to prevent it from rising while baking.
Bake the pie for about 20 minutes at 350F.

Cut prosciutto in thin slices and cook it on high heat just until it gets crispy.
Beat the egg white until stiff, then gently mix the grated cheese.
Remove beans and  paper from the pie and fill it with the salted meringue, then put in the center the yolk and salt as you like.
Bake for 10 minutes more.

While baking, the egg white tends to rise and covers the yolk, which hides itself under the foamy white and is a surprise for the lucky fork!
Don't forget to cover it with prosciutto crispy crumbs!

Canestrato di Moliterno

Canestrato di Moliterno