Immagino che, a questo punto, siate tutti più o meno rientrati a casa...
Ecco, allora io me ne vado.
...Finalmente!!
lunedì 29 agosto 2011
mercoledì 24 agosto 2011
Gocce d'oro e vaniglia
Le susine quest'anno sono state prodotte in gran quantità, nell'orto della mamma.
E come tutti gli anni, le simpatiche vespe, che adorano il loro succo zuccherino, le hanno assaggiate prima di noi.
E avevano proprio ragione: quest'anno le goccia d'oro erano davvero delle gocce dolci e profumate!
Che ho trasformato in marmellata, per racchiudere l'estate in un vasetto.
La ricetta è semplice.
L'esecuzione è un po' lunga, ma solo perchè la marmellata si deve addensare, su fuoco molto basso.
La nota particolare la dà la vaniglia, che da quando l'ho scoperta insieme alle fragole, la convolerei a nozze con un numero sempre più alto di tipi di marmellate.
- 2 kg di susine (al netto dei noccioli)
- 700 grammi di zucchero (le mie susine erano molto dolci, potete regolarvi a vostro piacimento)
- il succo di un limone (la prossima volta ne metterei solo metà)
- una stecca di vaniglia
Liberare le susine dai noccioli e metterle a bollire in un capiente pentolone, a fuoco basso, insieme al succo di limone e ai semi della stecca di vaniglia.
La cottura, tra le altre cose, serve a ridurre l'acqua rilasciata dalle susine e ad evitare di dover aggiungere troppo zucchero. Per di più, se si aggiunge lo zucchero troppo presto, si aumenta il tempo di cottura della marmellata già zuccherata, con il 'rischio' di ottenere un sapore troppo caramellato.
Quindi, quando il liquido delle susine si è ridotto un po' (nel mio caso, il livello era sceso di qualche cm), e la consistenza comincia ad essere un po' più densa, si aggiunge lo zucchero, lo si fa sciogliere e si continua la cottura fino alla prova piattino:
ovvero si versa un cucchiaino di marmellata su un piattino inclinato (precedentemente tenuto in freezer).
La bassa temperatura del piattino raffredda la marmellata e consente di capire come sarà la sua densità finale.
Quando la marmellata scivola lentamente, è pronta.
E come tutti gli anni, le simpatiche vespe, che adorano il loro succo zuccherino, le hanno assaggiate prima di noi.
E avevano proprio ragione: quest'anno le goccia d'oro erano davvero delle gocce dolci e profumate!
Che ho trasformato in marmellata, per racchiudere l'estate in un vasetto.
La ricetta è semplice.
L'esecuzione è un po' lunga, ma solo perchè la marmellata si deve addensare, su fuoco molto basso.
La nota particolare la dà la vaniglia, che da quando l'ho scoperta insieme alle fragole, la convolerei a nozze con un numero sempre più alto di tipi di marmellate.
- 2 kg di susine (al netto dei noccioli)
- 700 grammi di zucchero (le mie susine erano molto dolci, potete regolarvi a vostro piacimento)
- il succo di un limone (la prossima volta ne metterei solo metà)
- una stecca di vaniglia
Liberare le susine dai noccioli e metterle a bollire in un capiente pentolone, a fuoco basso, insieme al succo di limone e ai semi della stecca di vaniglia.
La cottura, tra le altre cose, serve a ridurre l'acqua rilasciata dalle susine e ad evitare di dover aggiungere troppo zucchero. Per di più, se si aggiunge lo zucchero troppo presto, si aumenta il tempo di cottura della marmellata già zuccherata, con il 'rischio' di ottenere un sapore troppo caramellato.
Quindi, quando il liquido delle susine si è ridotto un po' (nel mio caso, il livello era sceso di qualche cm), e la consistenza comincia ad essere un po' più densa, si aggiunge lo zucchero, lo si fa sciogliere e si continua la cottura fino alla prova piattino:
ovvero si versa un cucchiaino di marmellata su un piattino inclinato (precedentemente tenuto in freezer).
La bassa temperatura del piattino raffredda la marmellata e consente di capire come sarà la sua densità finale.
Quando la marmellata scivola lentamente, è pronta.
Etichette:
aromi,
marmellata
venerdì 19 agosto 2011
Il salva cena
La panzanella, ultimamente, è la soluzione salva cena.
Per diversi motivi.
Perchè ultimamente, con il caldo che fa, ho smesso di fare il pane (a lievitazione naturale e che ci dura una settimana) e il pane lo compro. E il pane che compro, dopo 2 giorni diventa un sasso. E il pane lo compro e poi magari per 2 giorni non lo mangio... così mi ritrovo il sasso di cui sopra.
Perchè ultimamente i pomodori di produzione propria abbondano.
Perchè ultimamente è tornato il caldo e se ne è andata di nuovo la voglia di accendere i fornelli.
Perchè si prepara in poco tempo.
Perchè siamo o non siamo fiorentini?
Così la panzanella (che forse si chiama così, scrive il Petroni, perchè i contadini toscani mettevano il pane in una zanella, cioè in una ciotola) spesso è la nostra cena.
Ecco come la faccio:
Per 4 persone:
300 gr di pane toscano secco (poi, una volta bagnato, raddoppia quasi il suo peso)
3 pomodori
1 cetriolo (a volte non lo metto, per evitare incomprensioni familiari)
1 cipolla rossa di Certaldo (dalla tipica forma schiacciata)
1 mazzetto di basilico
sale
olio extravergine d'oliva
aceto
In una ciotolona, si taglia un po' il pane a tocchi (se si riesce) e lo si ricopre abbondantemente di acqua, in cui è stato immerso il basilico lavato, fino a farlo rinvenire.
Questo trucco del basilico in acqua ci è stato svelato anni fa, durante una manifestazione per bambini, da uno chef che insegnava ai pargoletti come si prepara la panzanella.
I legumini, insieme ai loro compagni, si divertirono un sacco a fare i cuochi e noi genitori, assaggiammo e imparammo un sacco di cose, tra cui, l'uso della cipolla di Certaldo, che ha un gusto meno pungente di una cipolla rossa e che, in tempi remoti, era impiegata dai contadini toscani molto più verosimilmente della cipolla di Tropea...
Quando il pane si è gonfiato di acqua, si strizza, e si pone nella ciotola in cui sarà servita la panzanella, aggiungendo poi le altre verdure tagliate (pomodori, cetriolo, cipolla), le foglie del basilico, e condendo con abbondante olio, un po' di sale e aceto.
Si puo' mangiare subito, ma se si lascia riposare un po', i sapori si esaltano ancora di piu'!
Per diversi motivi.
Perchè ultimamente, con il caldo che fa, ho smesso di fare il pane (a lievitazione naturale e che ci dura una settimana) e il pane lo compro. E il pane che compro, dopo 2 giorni diventa un sasso. E il pane lo compro e poi magari per 2 giorni non lo mangio... così mi ritrovo il sasso di cui sopra.
Perchè ultimamente i pomodori di produzione propria abbondano.
Perchè ultimamente è tornato il caldo e se ne è andata di nuovo la voglia di accendere i fornelli.
Perchè si prepara in poco tempo.
Perchè siamo o non siamo fiorentini?
Così la panzanella (che forse si chiama così, scrive il Petroni, perchè i contadini toscani mettevano il pane in una zanella, cioè in una ciotola) spesso è la nostra cena.
Ecco come la faccio:
Per 4 persone:
300 gr di pane toscano secco (poi, una volta bagnato, raddoppia quasi il suo peso)
3 pomodori
1 cetriolo (a volte non lo metto, per evitare incomprensioni familiari)
1 cipolla rossa di Certaldo (dalla tipica forma schiacciata)
1 mazzetto di basilico
sale
olio extravergine d'oliva
aceto
In una ciotolona, si taglia un po' il pane a tocchi (se si riesce) e lo si ricopre abbondantemente di acqua, in cui è stato immerso il basilico lavato, fino a farlo rinvenire.
Questo trucco del basilico in acqua ci è stato svelato anni fa, durante una manifestazione per bambini, da uno chef che insegnava ai pargoletti come si prepara la panzanella.
I legumini, insieme ai loro compagni, si divertirono un sacco a fare i cuochi e noi genitori, assaggiammo e imparammo un sacco di cose, tra cui, l'uso della cipolla di Certaldo, che ha un gusto meno pungente di una cipolla rossa e che, in tempi remoti, era impiegata dai contadini toscani molto più verosimilmente della cipolla di Tropea...
Quando il pane si è gonfiato di acqua, si strizza, e si pone nella ciotola in cui sarà servita la panzanella, aggiungendo poi le altre verdure tagliate (pomodori, cetriolo, cipolla), le foglie del basilico, e condendo con abbondante olio, un po' di sale e aceto.
Si puo' mangiare subito, ma se si lascia riposare un po', i sapori si esaltano ancora di piu'!
Etichette:
piatto unico,
pomodori,
tradizione
giovedì 11 agosto 2011
Un souvenir che dà i suoi frutti
Quando vado da qualche parte, mi piace portare qualcosa in ricordo dei posti dove sono stata.
Generalmente si direbbe che si tratta di souvenir.
Ma i negozi specializzati in tali merci o mi mettono un po' tristezza o mi fanno sorridere per quello che tentano di vendere..
Quindi, soprattutto alla mia mamma, il 'pensierino' lo faccio in altro modo.
La volta che andai in Corsica, le portai i pomodori neri.
E lei, che ha ancora nel sangue un po' delle origini contadine che con orgoglio mi porto dentro anche io, ne serbò diligentemente i semi.
Adesso, a distanza di due anni, l'orto continua a produrre quella varietà di pomodori che non ho mai ancora visto sui banchi di verdura che frequento...
E così, quando questo inverno siamo andati in Trentino, mica potevo portarle la miniatura di uno stambecco o un grembiulino nuovo..
E così le ho portato questi mazzolini, più o meno:
Ho trovato un fornitissimo negozio di sementi e le ho portato una bustina di semi di fagiolini viola, da piantare nell'orto e far compagnia ai cuginetti pomodori neri.
Si sa che ho un debole per i fagiolini!
Un regalo che ha dato dei buoni frutti, e prima, pure dei bei fiori.
Questi qui:
Come li ho cotti?
Li ho fatti al vapore, semplicemente, e li ho conditi con un mix di olio, sale, limone e foglioline di timo limone.
In cottura, il bel colore viola va a fare il bagno nell'acqua (quella che si vede nel bicchiere, in foto, è l'acqua rimasta in pentola), e lascia tornare i fagiolini del loro solito colore verde, anche se un po' più cupo.
Rispetto ai soliti fagiolini boby che trovo al super, il sapore è deciso: sanno proprio di fagiolino!;-)
Generalmente si direbbe che si tratta di souvenir.
Ma i negozi specializzati in tali merci o mi mettono un po' tristezza o mi fanno sorridere per quello che tentano di vendere..
Quindi, soprattutto alla mia mamma, il 'pensierino' lo faccio in altro modo.
La volta che andai in Corsica, le portai i pomodori neri.
E lei, che ha ancora nel sangue un po' delle origini contadine che con orgoglio mi porto dentro anche io, ne serbò diligentemente i semi.
Adesso, a distanza di due anni, l'orto continua a produrre quella varietà di pomodori che non ho mai ancora visto sui banchi di verdura che frequento...
E così, quando questo inverno siamo andati in Trentino, mica potevo portarle la miniatura di uno stambecco o un grembiulino nuovo..
E così le ho portato questi mazzolini, più o meno:
Ho trovato un fornitissimo negozio di sementi e le ho portato una bustina di semi di fagiolini viola, da piantare nell'orto e far compagnia ai cuginetti pomodori neri.
Si sa che ho un debole per i fagiolini!
Un regalo che ha dato dei buoni frutti, e prima, pure dei bei fiori.
Questi qui:
Come li ho cotti?
Li ho fatti al vapore, semplicemente, e li ho conditi con un mix di olio, sale, limone e foglioline di timo limone.
In cottura, il bel colore viola va a fare il bagno nell'acqua (quella che si vede nel bicchiere, in foto, è l'acqua rimasta in pentola), e lascia tornare i fagiolini del loro solito colore verde, anche se un po' più cupo.
Rispetto ai soliti fagiolini boby che trovo al super, il sapore è deciso: sanno proprio di fagiolino!;-)
Etichette:
avventura,
gluten-free,
ingredienti
venerdì 5 agosto 2011
Visto e fatto
Ricordo esattamente il giorno in cui ho presentato a cena queste saporite barchette di zucchine.
Basta una ricerca veloce in rete.
E' stato il giorno stesso in cui Esther le ha presentate con una foto e due righe di ricetta.
Che mi sono bastate per farmi venire la voglia di rifarle.
Stimolata anche dal fatto che in campagna, le zucchine stanno spuntando copiose, e la fantasia su come offrirle, ultimamente scarseggiava..
Ecco quindi come abbiamo cenato, il 26 luglio:
Con:
- 3 zucchine
- 1 salsiccia
- salsa di pomodoro o pomodoro a pezzetti
- uno spicchio di aglio
- parmigiano
- olio
- sale
- pepe
Ho tagliato le zucchine in due o tre parti, a seconda delle dimensioni (per avere barchette di almeno 10 cm di lunghezza).
Con un cucchiaino ho tolto la polpa.
Ho scottato i gusci in microonde per 4 minuti alla massima potenza.
Nel frattempo ho messo a soffriggere uno spicchio di aglio in padella con un filo di olio, ho aggiunto la polpa di zucchine, la salsiccia a pezzetti e qualche cucchiaio di salsa di pomodoro.
Ho salato, pepato e lasciato cuocere.
Con il composto, ho farcito le barchette, spolverizzate di parmigiano grattugiato e infornate a 180° per una mezz'oretta (dopo le 19, che si spende meno!)
Qualcuno cena così, stasera? :-)
Basta una ricerca veloce in rete.
E' stato il giorno stesso in cui Esther le ha presentate con una foto e due righe di ricetta.
Che mi sono bastate per farmi venire la voglia di rifarle.
Stimolata anche dal fatto che in campagna, le zucchine stanno spuntando copiose, e la fantasia su come offrirle, ultimamente scarseggiava..
Ecco quindi come abbiamo cenato, il 26 luglio:
Con:
- 3 zucchine
- 1 salsiccia
- salsa di pomodoro o pomodoro a pezzetti
- uno spicchio di aglio
- parmigiano
- olio
- sale
- pepe
Ho tagliato le zucchine in due o tre parti, a seconda delle dimensioni (per avere barchette di almeno 10 cm di lunghezza).
Con un cucchiaino ho tolto la polpa.
Ho scottato i gusci in microonde per 4 minuti alla massima potenza.
Nel frattempo ho messo a soffriggere uno spicchio di aglio in padella con un filo di olio, ho aggiunto la polpa di zucchine, la salsiccia a pezzetti e qualche cucchiaio di salsa di pomodoro.
Ho salato, pepato e lasciato cuocere.
Con il composto, ho farcito le barchette, spolverizzate di parmigiano grattugiato e infornate a 180° per una mezz'oretta (dopo le 19, che si spende meno!)
Qualcuno cena così, stasera? :-)
Etichette:
piatto unico,
zucchine
lunedì 1 agosto 2011
Ritorno alle origini
Solo un po' di foto, oggi.

Le foto di un sabato in campagna, trascorso ad aiutare la nonna a fare i lavori di una volta, e ...


a scoprire che le piante hanno bisogno di tanta acqua

a scoprire che le patate nascono sotto terra,

e che prenderle è come una caccia al tesoro,

in cui però, ci si sporca le mani!
a cogliere e mangiare l'uva spina...
Buon Agosto a tutti!
Etichette:
avventura,
ingredienti,
vacanze
Iscriviti a:
Post (Atom)














